La privacy delle poste

PostePayLa scorsa settimana mi sono deciso a cedere al consumismo e ho fatto una PostePay. Il servizio non è malvagio, 5 euro per la tessera, un euro a ricarica, un salasso per i prelievi all’estero, ma è come una VISA (Electron) per l’uso in internet.

Una cosa nel contratto mi ha però sdubbiato, le clausole sulla privacy. Di solito sono tre:

* Permetto di usare i miei dati ai fini del servizio erogato.
* Permetto di usare i miei dati a fini commerciali.
* Permetto di distribuire i miei dati a terzi per fini commerciali.

Invece sul contratto PostePay (Ed. sett. 2003) figurano due richieste di consenso, il richiedente:

per quanto riguarda il trattamento dei suoi dati da parte di Poste Italiane per finalità statistiche, commerciali e promozionali dei prodotti e dei servizi offerti al Gruppo Poste Italiane, attuate mediante comunicazioni cartacee ed elettroniche specificate nell’informativa stessa: (dà o nega il consenso)

per quanto riguarda la comunicazione dei suoi dati da parte di Poste Italiane a società che offrono prodotti o servizi che possono interessarlo, le quali li utilizzeranno per finalità statistiche, commerciali e promozionali di propri prodotti, attuate mediante comunicazioni cartacee ed elettroniche specificate nell’informativa stessa: (dà o nega il consenso)

### Ma…

La gentile impiegata, dopo aver chiesto lumi nel retrobottega, afferma che la prima liberatoria è *necessaria per permettere alle Poste di effettuare le comunicazioni inerenti al servizio*!!!

Ci sono due possibilità:

1. Non riceverò davvero nessuna comunicazione dalle Poste, diventando una sorta di cliente di serie B perché non ho svenduto il mio indirizzo.
2. In questi anni ci hanno preso in giro, la liberatoria ai fini del servizio è implicita e non scindibile dal servizio stesso. Tutte le volte che ci obbligano a baffettarla ci stanno prendendo in giro.

Almeno in questo le Poste sono più oneste di tanti, anche se poi peccano in trasparenza con l’utente.